Lettura collodiana 2021

Istituto di studi italiani

Data: 01/12/2021 / 18:30 - 19:30

Campus ovest - Auditorium

L’accesso all’evento è consentito ai partecipanti che presentano un certificato Covid e un documento di identità validi (a partire dai 16 anni). Tali documenti saranno verificati all'ingresso dell'aula.

 

Linda Bisello

«Più paura delle medicine che del male» (cap. XVII). Malattia e guarigione in Pinocchio.

Il tema della riluttanza opposta dal malato alla cura è un topos che ricorre fin dal Gorgia di Platone. Letteralmente esso diventa la cifra di una poetica dell'utile dulci, dove si coniugano, nella metafora terapeutica della Liberata, utile didattico e piacere della forma (all'"egro fanciul porgiamo aspersi / di soavi licor gli orli del vaso:/ succhi amari ingannato intanto ei beve, / e da l'inganno sua vita riceve", GL I, 3), anche se in Pinocchio la formula viene aggirata dal burattino che "mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi". In pieno Novecento il motivo "più paura delle medicine che del male" (cap. XVII) trova una esemplare e perturbante incarnazione nel racconto del medico e poeta William Carlos Williams, L'uso della forza, dove la diagnosi, l'ispezione del sintomo, si effettua in modo coatto, contro la volontà della paziente. Anche Pinocchio, scampato "mezzo morto" all'impiccagione e "resuscitato" dopo il consulto farsesco dei tre medici Corvo, Civetta e Grillo-parlante (redivivo anche lui), si sottrae alla cura, arrendendosi a bere "quell'acquaccia amara" solo all'apparire della sua bara sorretta dai conigli neri, prefigurazione allucinatoria della sua morte. Ed è proprio l'ombra della morte, vero "commutatore narrativo" se non educativo, del racconto, a fungere da movente delle azioni/riparazioni del burattino dal cap. XVI fino all'epilogo. Così, da pezzo di legno inemendabile, Pinocchio entra in quella logica di compromesso e di rimedio che è propria dell'umano, "sanabile" rispetto ai mali della vita.

page1image2966352