Eventi

Post-doc

Daria Farafonova

Daria Farafònova (San Pietroburgo, 1986) si è laureata in Italianistica presso la Facoltà di Lettere dell’Università della sua città. Ha conseguito due Dottorati di ricerca: in Filologia nel 2013, a San Pietroburgo, e in Lingua, letteratura e civiltà italiana nel 2016 presso l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana. Ha pubblicato il volume Pirandello e i moralisti classici (Olschki, 2017) e numerosi saggi in russo, italiano e inglese, dedicati a diversi aspetti delle letterature italiana, francese e russa, che analizza in un ampio orizzonte epistemologico, in particolare alla luce del rapporto con il pensiero filosofico. Dal 2017 al 2019, grazie a una borsa di studio della Fondazione Balzan, ha svolto una ricerca sul tema Michelangelo e la Creazione, i cui primi risultati sono apparsi sulla rivista «Strumenti critici» nel 2019. Ha tradotto e curato in russo le Lezioni di economia civile di Antonio Genovesi (2016) e Il regno e la gloria di Giorgio Agamben (2018). È stata membro del comitato scientifico e organizzativo per il Convegno internazionale “F.M.Dostoevsky: Humor, Paradoxality, Deconstruction”, tenutosi a Genova 27-29 maggio 2021. Insegna per contratto Elementi di cultura russa e Lingua e traduzione russa nelle Università di Urbino e Macerata.


Progetto Post-doc: Poetica della creazione e figura dell'artista nella concezione di Michelangelo
Balzan Postdoctoral Scholarship
Collaborazione al progetto di ricerca La Bibbia e il suo «Nachleben»: Principio e Creazione (PI: Piero Boitani, Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata).
Data: 2017/2018


La trasposizione all'attività artistica del lessico teologico della creazione, avviata nel Medioevo, segna il processo che culmina nel pensiero e nell'opera di Dante, il quale fonda la nuova categoria di artista. Michelangelo porta a compimento questo modello sul piano figurativo (in primo luogo con gli affreschi della Cappella Sistina), riscattando il potere sovrano dell'artista sul «mondo creato», e dunque il primato della fantasia sull'autorità e sulla tradizione. Il prendere corpo di questo nuovo concetto nell'opera di Michelangelo si nutre per un verso della riflessione ininterrotta sui testi di Dante, come dimostra un raffronto accurato fra la Commedia, le rime michelangiolesche e il progetto della Sistina; per un altro verso può ricondursi al neoplatonismo quattrocentesco, arricchito da una rimeditazione spirituale del gioachimismo mediata da Savonarola e da Egidio da Viterbo, ai quali Michelangelo fu probabilmente vicino fin dagli anni giovanili.

Francesca Galli

Francesca Galli è attualmente ricercatrice post-doc e docente a contratto all'USI. Nel 2016, presso l'Istituto di studi italiani del medesimo ateneo, ha ottenuto il titolo di Dottore in Lingua, letteratura e civiltà italiana, con una tesi in filologia medievale dedicata al De luce del francescano Bartolomeo da Bologna (XIII sec.). In seguito, grazie ad una borsa postdottorale finanziata dalla Fondazione Balzan (Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata assegnato a Piero Boitani) ha approfondito alcuni aspetti dell'impiego di immagini e diagrammi in testi scientifici e omiletici due-trecenteschi. Fra il 2018 e il 2019 ha preso parte al progetto In codice ratio, promosso dall’Università degli Studi Roma Tre e dall’Archivio Apostolico Vaticano. Dal 2021 contribuisce alla redazione di schede bibliografiche per Medioevo Latino (MEL), bollettino bibliografico della cultura europea da Boezio a Erasmo (secoli VI-XV), SISMEL, e collabora inoltre al PRIN Libri e lettori a Firenze dal XIII al XV secolo: la Biblioteca di Santa Croce (unità di Roma Tre).
Pagina personale


Progetto Post-doc: Geometrie spirituali. Creazioni letterarie e figurative di età medievale.

Balzan Postdoctoral Scholarship
Collaborazione al progetto di ricerca La Bibbia e il suo «Nachleben»: Principio e Creazione (PI: Piero Boitani, Premio Balzan 2016 per la Letteratura comparata).
Data: 2016/2017


In seno al progetto si è occupata del tema del «Deus geometra» e delle ‘geometrie spirituali’ nella letteratura medievale (1200-1350), con particolare attenzione per i rapporti fra testo, figure e rappresentazioni mentali nella tradizione vittorina, nella produzione mendicante e nell’opera di Dante.

Giulia Pellizzato

Giulia Pellizzato è attualmente ricercatrice associata presso il dipartimento di Lingue e Letterature Romanze a Harvard University, da dove collabora al progetto PRIN Transatlantic Transfers: The Italian Presence in Post-War America (Università del Piemonte Orientale). Dopo studi all'Università di Siena e a Ca' Foscari si è addottorata presso l'Università della Svizzera italiana e in seguito ha svolto attività di ricerca a Brown University, grazie a una borsa del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (SNF). Si interessa di letteratura transnazionale, pratiche di traduzione, storia dell'editoria, archivi analogici e digitali, pedagogia della letteratura. Ha pubblicato studi su Goffredo Parise, Giuseppe Prezzolini, Jolanda Insana, Ippolito Nievo.


Progetto Post-doc: An adventure overseas, almost a "Renaissance". Italian fiction in the United States after World War Two
Early Postdoc.Mobility SNSF (USI, Brown University)
Data: 2019/2020


La ricezione della letteratura italiana in altri contesti nazionali (come Francia, Regno Unito, Svizzera, Svezia) è oggetto di crescente interesse scientifico. Negli Stati Uniti il secondo dopoguerra ha visto un'esplosione di traduzioni dall'italiano, al punto da esser definito un "Rinascimento in traduzione" (Boris Kachka). Ciò nonostante si tratta di un campo esplorato solo episodicamente, con approfondimenti su un singolo libro o autore. Questo progetto punta a offrire una prospettiva d'insieme su come romanzi e racconti di autori italiani furono tradotti, pubblicati e recepiti negli Stati Uniti fra il 1945 e il 1965, tracciando la complessa rete di relazioni, spesso informali, che collegava Italia e America in quegli anni.

Le ricerche inizieranno da tre case studies: l'attività editoriale di John Farrar e Roger Straus, 'inventori' dei primi best seller italiani in traduzione; i viaggi in Europa di Blanche Knopf, editrice e talent scout della più prestigiosa casa editrice d'America, Borzoi Books; i giornali e le riviste del tempo, che registrarono la prospettiva statunitense sui romanzi tradotti e più in generale sulla cultura italiana. Ciascuno studio sarà basato su carte d'archivio non ancora indagate.

L'obiettivo è di mappare le relazioni fra scrittori, editori, traduttori e agenti letterari, esplorando il ruolo di queste relazioni negli scambi culturali fra Italia e America. Le ricerche sulle fonti primarie (archivi, periodici e libri) saranno combinate con lo studio della letteratura esistente, intrecciando elementi culturali, storici e politici.

Ciò permetterà di tracciare un quadro più veritiero del contesto in cui la narrativa italiana fu recepita; comprendere come la cultura italiana fu interpretata da mediatori, editori, traduttori, critici letterari e lettori statunitensi; scoprire come il 'successo (o insuccesso) americano' di libri e autori trasformò la ricezione degli stessi in Italia ed Europa.

Paolo Sachet

Specialista di storia intellettuale della prima età moderna, Paolo Sachet ha conseguito nel 2015 il dottorato di ricerca (Ph.D.) al Warburg Institute di Londra e beneficiato di numerose borse internazionali, tra cui la Swiss Government Excellence Scholarship presso l'Istituto di studi italiani di Lugano nell'anno 2016-2017. Tra 2017 e 2020, è stato professore a contratto di storia della Svizzera moderna per l'Università degli Studi di Milano, passando poi, in qualità di Ambizione Fellow presso l'Institut d'histoire de la Réformation dell'Università di Ginevra, alla direzione di un progetto quadriennale sulla fortuna a stampa della patristica greca nell'Europa rinascimentale, con particolare riguardo al contributo della Riforma elvetica. Autore di Publishing for the Popes (2020), ha pubblicato svariati contributi su riviste e miscellanee peer-reviewed, muovendo sovente dalle problematiche culturali legate all'utilizzo del mezzo tipografico.


Progetto Post-doc: «De i libri a servigio di questa chiesa» : promozione e controllo della stampa nell'azione di Carlo Borromeo.
Swiss Government Excellence Scholarship (USI)
Data: 2016/2017


Nei suoi vent'anni alla guida dell'arcidiocesi di Milano, dal 1564 alla morte, Carlo Borromeo riuscì a tradurre nella pratica i dettami del Concilio di Trento, offrendo un primo, influente, modello amministrativo e pastorale alla Chiesa cattolica controriformistica. Un ruolo preponderante per l'incisività e la durevolezza del suo operato svolse il rapporto con la parola stampata e il mezzo tipografico, già maturato nel corso del periodo romano giovanile in qualità di cardinal nipote di Pio IV. Tale relazione rimane tuttavia un tema largamente inesplorato, se si eccettuano alcuni pioneristici interventi, circoscritti perlopiù agli anni novanta del secolo scorso. Il progetto di ricerca si propone di indagare, per la prima volta in modo unitario, la concezione che Borromeo ebbe dei rischi e delle possibilità insiti nell'utilizzo del libro a stampa come veicolo comunicativo. La sua figura permetterà di mettere in luce la particolare attitudine della gerarchia cattolica cinquecentesca verso la stampa, che non si esaurì unicamente in una politica di condanna sfiorante il rifiuto, ma, sin dall’alba della Controriforma, tentò, con esiti alterni, di coniugare censura e propaganda religiosa, proibizione massiccia e promozione mirata. L'attenzione sarà rivolta soprattutto alla corrispondenza dell'arcivescovo con i suoi agenti e collaboratori e con alcuni alti prelati della curia romana. Accanto all'epistolario carlino in Biblioteca Ambrosiana, si farà ricorso, per ulteriori fonti documentarie, all'Archivio Diocesano, all’Archivio del Seminario di Milano, all'Archivio di Stato di Milano, all'Archivio Segreto Vaticano e alla Biblioteca Apostolica Vaticana.

Sara Sermini

Sara Sermini ha conseguito un dottorato di ricerca in Lingua, letteratura e civiltà italiana presso l’Università della Svizzera italiana di Lugano con un progetto intitolato Dare voce. Poetiche e pratiche di povertà nell’Italia del secondo dopoguerra. È stata Visiting doctoral researcher presso University College London, grazie a una borsa del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica, ed è ora Visiting research fellow presso l’Université Paris Nanterre (Early Postdoc.Mobility – FNS). Le sue ricerche riguardano in particolare la letteratura in rapporto al pensiero politico, sociologico e filosofico; il rapporto tra parole, immagini e oggetti culturali; la poesia contemporanea in relazione alle arti visive.
Pagina personale


Progetto Post-doc: "What is to be done?". Shaping Poverty Narratives between Morality and Rebellion in the 20th-century European Context.
Early Postdoc.Mobility SNSF (USI, Université Paris Nanterre)
Data: 2021/2023

In questo progetto intendo analizzare la ricezione europea della domanda Che fare?, la quale si muove dalla Russia all’Europa tra il XIX e il XX secolo attraverso la pubblicazione e la traduzione di tre opere: il romanzo di Nikolaj Gavrilovic Cernyševskij, Che fare? (1863), il saggio di Lev Tolstoj, Che cosa dobbiamo fare? (1886) e il pamphlet di Lenin intitolato Che fare? Domande scottanti del nostro movimento (1902). Sebbene non sia stato messo in evidenza dalla critica, questi testi affrontano in primo luogo il problema della povertà, proponendo di conseguenza modelli diversi di società.

La ricezione di questi tre testi nel contesto europeo (specialmente in Italia, Regno Unito e Francia) fu immediata e controversa, e divenne più pressante durante il primo e il secondo dopoguerra. In questi tempi di acuta crisi, la domanda Che fare?, direttamente mutuata dal mondo russo, provocò due reazioni distinte: da un lato contribuì alla costruzione di un paradigma morale legato alla povertà nel dibattito culturale, politico e letterario; dall’altro lato spinse i soggetti vulnerabili (specialmente i poveri, i subalterni e le donne) a ribellarsi sia a livello pratico, organizzando movimenti di rivolta, sia a livello letterario e culturale, mettendo in discussione l’idea stessa di moralità nella narrazione di sé e degli altri.

Queste due reazioni alla ricezione della domanda russa si verificano in contesti diversi e coinvolgono autori/autrici (sia canonizzati/e, sia poco noti/e o spesso sconosciuti/e) e intellettuali di estrazione socio-culturale diversa, direttamente coinvolti/e nel dibattito sulla povertà. Mi concentrerò in particolare sul contesto dell’umanesimo socialista; sul contesto dei movimenti popolari e dell’attivismo pacifista; sul contesto femminile e femminista.