Lettura collodiana 2021

Istituto di studi italiani

Data: 03/11/2021 / 18:30 - 19:30

Campus ovest - Auditorium

L’accesso all’evento è consentito ai partecipanti che presentano un certificato Covid e un documento di identità validi (a partire dai 16 anni). Tali documenti saranno verificati all'ingresso dell'aula.

 

Maddalena Giovannelli

Pinocchio a teatro, da Carmelo Bene ad Antonio Latella

Pinocchio, il burattino con il naso lungo, dice bugie. I suoi tentativi di fingere e di mentire – cioè, in definitiva, di recitare– lo rendono, a tutti gli effetti, l’archetipo di un attore.

Non stupisce, dunque, che il testo collodiano abbia spesso attratto registi teatrali e persino coreografi, e li abbia spinti a produrre trasposizioni e riscritture originali. Una particolare affezione per il burattino segna il percorso di Carmelo Bene, che apre con Pinocchio la sua folgorante e controversa carriera (1962), e che torna a più riprese sul medesimo testo (1964, 1966, 1981, 1998), esplorandone instancabilmente la dimensione orale. Per Bene, la maschera di Pinocchio diviene il simbolo del teatro anti-naturalistico, straniato, sempre consapevole della propria finzione: “Pinocchio sono io!”, chiosa l’attore.

Più di recente, Antonio Latella (direttore uscente di Biennale Teatro) ha allestito per il Piccolo Teatro di Milano un’ultima rilevante edizione di Pinocchio (2017). Anche in questo caso, è dominante la riflessione meta-teatrale sulla figura dell’attore; a Geppetto, in particolare, viene affidato un lungo e centrale monologo sull’inconsistenza dell’idea stessa di personaggio, nel quale non è difficile riconoscere il pensiero del regista. Le figure educative che gravitano intorno a Pinocchio continuano a domandargli di attenersi al vero. Ma cosa significa, per una maschera scenica, la parola verità?